La denuncia della famosa giornalista Tiziana Ferrario dopo aver fatto i conti con uno scontrino particolarmente “salato”.
Una semplice bottiglietta d’acqua da mezzo litro, pagata ben 2 euro, ha acceso il dibattito sui social. A sollevare la questione è stata la giornalista Tiziana Ferrario, che su Facebook ha pubblicato la foto dello scontrino accompagnandola con uno sfogo destinato a far discutere specie in un momento come quello che sta vivendo l’Italia, alle prese con un’ondata di calore senza precedenti.

Tiziana Ferrario e lo scontrino: i dettagli
La nota giornalista Tiziana Ferrario ha raccontato di aver acquistato l’acqua “al volo” prima di entrare in un negozio e di essere rimasta sorpresa dal prezzo richiesto. Nel suo post sottolinea come non si trovasse seduta al tavolino di un locale turistico con vista sul Colosseo, dove tariffe elevate potrebbero essere più frequenti, ma in Piazza Ungheria, a Roma Nord, una zona caratterizzata dal traffico e dal continuo passaggio dei tram. Un contesto, evidenzia la giornalista, lontano dai percorsi turistici e segnato dal caldo afoso e dall’inquinamento.
“Vedete questo scontrino stropicciato? Stavo per buttarlo via e invece ve lo mostro con una domanda: vi sembra normale far pagare 2 euro una bottiglietta di acqua?“, ha scritto la Ferrario. Nel suo racconto aggiunge anche un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli utenti: l’esercizio commerciale, a suo dire, accetterebbe esclusivamente pagamenti in contanti, senza la possibilità di utilizzare il bancomat.
La riflessione sulla speculazione e il caldo
La parte più dura del messaggio riguarda però il rincaro dell’acqua durante le giornate di caldo intenso. “Ma si può speculare così proprio sul caldo senza vergogna? No non si può ed è la ragione di questo post”, ha concluso la giornalista. Il post ha rapidamente raccolto numerosi commenti, dividendo l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi condivide la denuncia, ritenendo eccessivo il prezzo di un bene essenziale come l’acqua, soprattutto durante un’ondata di calore. Dall’altra, alcuni utenti ricordano che i commercianti sono generalmente liberi di fissare i prezzi dei prodotti, purché siano chiaramente esposti ai consumatori.